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TRA TOYOTISMO E SCUOLA EPICUREA
di Carola De Leonardis
Un legame tra gli antipodi dello storico della civiltà

Raffaello, La Scuola di Atene, Epicuro |

Se il piacere comporta un sacrificio, se il piacere è inevitabilmente procurato da un tedio preliminare questo non è mero piacere, poiché come soggetti, che si colllochino a metà tra macchina e spirito, abbiamo una struttura che se si adopera ad elaborare il tedio, il sacrificio, si affatica, adopera delle risorse. Tale affaticamento e svuotamento ci rende successivamente inabiili ad elaborare il piacere e a goderne.
Questa considerazione, è chiaro, opera una grande cernita su quelli che sono i piaceri veri e quelli che ne sono una effimera versione. L’amplesso, ad esempio, che comporta un notevole sforzo fisico, è annoverabile tra diletti e sollazzi ma non di certo tra i sommi piaceri.
Altresì dicasi per l’ingordigia per il cibo, tirannia da cui l’uomo è soggiogato e che dà una innegabile parvenza di godimento sottendendo un onere non indiferente, e alla lunga inevitabili sofferenze all’organismo. Tutt’altro dicasi per le arti, apoteosi di godimento per lo spirito.
Questa ultima considerazione sulla tipicità del piacere storna dalla strada che mi ero prefissata.
Così come per l’uomo anche l’azienda, che nella sua interezza è considerabile come un polmone tecnologico, persegue l’obiettivo del lucro, di incrementare l’utile, di avere peraltro un incrementale crescente.
Qualsiasi incipit o modifica voglia operarsi per incentivare il raggiungimento di codesto obiettivo deve essere qualcosa che non inibisca le risorse dell’azienda nei confronti delle altre attività contestuali. Allora l’innovazione è ben accetta quando non è procurata dall’ormai famigerato tedio preliminare o non ne implica il rischio.
L’innovazione tecnologica in Toyota fu per certo ponderata e concepita in quest’ottica:
se l’innovazione non è in grado di far approdare ad un certo giovamento provvigionale, al netto delle medesime risorse, essa non è innovazione, bensì tentativo di miglioria.
Una reale innovazione introdotta in Toyota è stata il KABAN, di nessuna spesa ed onere per l’intero polmone ma di una prolifica ed innegabile utilità. L’impiego di un piccolo cartellino che viaggia con il pezzo, ne racconta lo storico di realizzazione, tutte le lavorazioni avvenute su di esso e quante ancora ne manchino per il compimento.
Taichi Ohno fonda una scuola di pensiero che a differenza di quella epicurea trova la sua massima espressione e concretezza in qualcosa di tangibile e monetizzabile, ad oggi a noi nota come il grande colosso Toyota. L’imprenditorialità, innata nella stirpe umana, è dunque il nesso che ha tradotto l’epicureismo in valuta.
MOTIVAZIONE: RESPONSABILITA' & FIDUCIA
Per arrivare a dare un ritmo al sistema produttivo Toyota si è dovuto inevitabilmente passare per una fase organizzativa, fase che non rappresenta in sé una fatica, non pesa dunque nel bilancio del giovamento.
Il personale - operai tecnici e dirigenti - prefigge una data di inizio per la settimana kaizen, settimana in cui si darà la caccia agli sprechi e si implementeranno le operazioni in termini di migliorabilità. Per coordinare l’operatività di questa settimana tutto il personale è chiiamato a dire la sua. Al lavoratore, operaio o tecnico, dunque viene chiesto di cimentarsi nell’elaborazione di un pensiero che gli baluginerà come funzionale all’operatività effettiva.
L’operaio non compierà alcuno sforzo a parlare di quella che è la sua giornata lavorativa, dei suoi margini di migliorabilità, dei suoi tedi e della complicità che può avere con un collega nell’ipotesi di una collaborazione. L’operaio si sarà dunque confrontato attraverso l’arte della dialettica con il suo team nel cercare di declamare taluni aspetti del suo lavoro. La dialettica è una naturale propensione della nostra specie, fintanto che non sfocia in una prolalia dilaniosa. Il nostro operaio avrà ampiamente giovato all’organizzazione della settimana e allo stesso tempo sentendosi chiamato in causa si sarà sentito portavoce di una situazione che solo lui poteva narrare così dettagliatamente.
Il nostro operaio si sentirà RESPONSABILIZZATO ed incentivato a dirigersi di gran passo verso la meta comune poiché riesce così a riconoscere nei suoi superiori dei colleghi e complici e sentendosi parte fondamentale di questo mosaico si adopererà ardentemente. Questa chiacchierata dunque diverrà benzina per il suo impegno giornaliero, senza che l’azienda abbia speso un baiocco.
Il tecnico similmente avrà per una buona mezz’ora l’occhio di bue puntato e i suoi dirigenti, come la sua squadra di lavoro, lo vedranno forte delle sue convinzioni, sino ad allora sedimentate, e pieno della sua propositività nel miglioramento. Il tecnico, detentore di un know how specifico e già leader della sua squadretta di operai sentirà la gratitudine per la fiducia accordatagli e condividendo il buon auspicio tornerà al lavoro carico di questo nuovo e sconosciuto propulsore.
Per la classe di dirigenti e manager l’obiettivo è ben più sfocato e bisognerà che prima dipanino la matassa fatta di tutte le considerazioni raccolte per decretare quale iniziativa lanciare e come dare corpo ad una operatività.
Il tempo speso per l’organizzazione è di giovamento. Si traduce in un incremento della operosità del personale ed in una solida collaborazione. La preparazione operativa coinvolge l’intelligenza di tutti gli elementi interpellati poiché chiamati alla concentrazione, un’attività che mai nessuno gli aveva richiesto. Un personale contemplato in fase decisionale è un personale motivato.
L’invito alla concentrazione gioca un ruolo fondamentale, poiché se richiesto in eccesso ad un subalterno, nella canonica giornata lavorativa, senza compensarla con un adeguato impegno fisico, approda in elucubrazione mentale.
Adescare l’intelligenza attraverso la concentrazione è dunque un passo rischioso e al limite del giovamento poiché la nostra risorsa potrebbe sopravvalutarsi, sentendosi stimolata su vari fronti attraverso strumenti nuovi, ed avendo tempo per pensare, nel weekend lungo o nelle pause troppo frequenti potrebbe approdare alla convinzione di essere spendibile altrove, e sotto altre forme di impiego. La nostra risorsa potrebbe essere abbagliata da codesta sintomatologia di onnipotenza ed andare via se non gli si offrono condizioni più vantaggiose.
La classe dirigenziale sarà allora costretta a mandarla via implicando una perdita su tutti i fronti, per l’azienda in minor misura, ma la risorsa, ad esempio il tecnico che ci ha abbandonato in realtà senza essere parte di un team vincente è solo un battitore libero errabondo e privo di speranze poiché gli stimoli provenivano dalla sua quadra e dalla mente al vertice, senza la quale lui diviene una semplice falange ribelle. Non troverà altra occupazione migliore e constatarlo per lui potrebbe essere aberrante.
Facilmente si innescano dunque quei meccanismi elucubrativi che sono ampiamente deleteri e che possono poi generare insoddisfazione cronica: allora, la risorsa va sfruttata a pieno. È importante che questa non abbia tempo ulteriore per domandarsi dove vuole arrivare o cosa può ottenere.
Oltre quel fondamentale esercizio di maieutica strettamente connesso all’operatività bisogna fare in modo che il nostro tecnico abbia sempre la mente ed il corpo impegnati: la sua brava tabella da compilare, i suoi processi da controllare, la notifica da inoltrare, e così come lui anche chi è sotto di lui.
Le classi gerarchiche intermedie sono per innata propensione le più brigose da quietare. Questo cervellotico stratagemma atto a soggiogare l’operosità delle risorse e ad inculcare il motto comune, non ha nulla di vessatorio nel suo algoritmo. Le piccole angoscie fisiche che si può credere di infliggere sono forse portatrici di dolore? O meglio, sono questi sforzi fisici ritenibili tali? Il dolore, se si immagina che lo sforzo fisico ne sia un surrogato ben diluito, è comunque un male? A mio avviso, anche se questo si discosterà appena dalla dottrina epicurea, il male sommo che l’uomo fugge ancestralmente è la solitudine.
Questa esegesi del sistema produttivo Toyota dunque è una scuola di virtuosismo ed un espediente per il moto perpetuo dei più. Una scatola ad ingranaggi, il cui rapporto di riduzione è governato da un'oligarchia di adepti ed inclini a farlo. Tutto, come in natura, segue dunque il suo corso con l’impercettibile differenza che le dissertazioni e le declamazioni possono essere l’innesto che adescando l’intelletto innescano quella motivazione comune di cui sopra. Divampa la combustione nel motore di questa macchina infernale.
Non è forse questa una battente ricerca del sommo bene? Bene per le risorse tecniche ed operaie che non si accorgeranno del peso della dirigenza e della complessità umana, bene per i dirigenti che cerchiati da questa ricerca metodologica machiavellica e continua troveranno appagamento nei risultati e nel denaro che ne proverrà, bene per il macrosistema produttivo locale e per la simbiosi che questo crea nella nazione.
Le virtù implicate sono state fiducia e responsabilità, nulla di più antropologicamente complesso ed allo stesso tempo venerabile. Il bene scaturito dalla responsabilità colma ampiamente il male indotto dagli sforzi suppletivi che insidiano il miglioramento, la responsabilità crea sinergia con i colleghi collaboratori, la motivazione rende i collaboratori proseliti di un unico credo ed è strategica in questa comunicazione la continuità.
LA STANDARDIZZAZIONE, Il PROCESSO DI SINTESI
La dirigenza ricerca di continuo una metodologia standard che sarà rinnovabile ogni qualvolta si raggiunga una fase di gradiente nullo. Garantire la continuità ad una sinapsi complessa, come quella di cui ragionavamo, tra vari elementi di un team, o quanto meno la macro continuità, è un mestiere a parte, per cui è giustificato il ruolo di un leader miglioratore. Il tutto avviene all’interno di ciascun macroperiodo di osservazione del processo produttivo, imprimendo una standardizzazione.
La standardizzazione allevia la pena della concentrazione nelle risorse, facilita la loro osservazione da parte del miglioratore, poiché è facile rintracciare il passo falso in uno standard. Alla risorsa è richiesto sempre quello sforzo iniziale di acquisizione del nuovo standard, nella fase di ciascuno di questi start up si paventa una fatica minima, intellettiva, in fretta colmata dal susseguirsi di una gestualità sempre uguale, macchinalmente ripetitiva.
Mi soffermerei dunque a parlare di questo ambiente di lavoro, della salubrità di esso e della serenità che può incutere in chi lo popola, un bene, in accezione pienamente epicurea che un leader, in qualsivoglia contesto lavorativo, dovrebbe essere in grado di ricreare.
L’azienda si figura, nell’immaginario toyotista come una classe accademica di scuola epicurea, ove sono bandite inimicizie, concorrenzialità, ove si voga per il bene comune, il sommo bene, il piacere. Senza questa rendicontistica cerebrale nella bolla di sapone l’alchimia si spezza. La risorsa vive lietamente ed instancabilmente la sua giornata in quella condizione, riscontrando al di fuori del tutto analoga l’evasione delle unità di tempo della sua vita. Allo stolto, verosimilmente ubicato ai più bassi ranghi, viene offerta questa grande opportunità di vivere secondo virtuosa destrezza, senza che ne abbia pagato il prezzo con il raggiungimento della sapienza.
La bolla di sapone ha anche la funzione di esorcizzare il bisogno di soldi e la curiosità di sapere che utile il lavoro in essa produce una volta che il prodotto finale approda all’esterno. Il dipendente non è chiamato a curarsene per non avere l’ansia di dover strafare e per non aver la possibilità di esigere oltre quando il periodo è florido. La risorsa viene condotta per mano in questo suo percorso, conviinta, come è giusto che sia, che tutto ciò che non risieda nello sforzo fisico eccessivo non sia male.
A salire il sapiente si preoccupa di dirigere il tutto e di inculcare un nozionismo basilare atto al mantenimento del moto dell’ingranaggio. Piccole regole di facile comprensione, naturalmente motivabili e condivisibili, poco razionalizzabili ma che facciano perno sulla connaturata moralità dell’operaio. Benché perseguire il Bene non contempli l’amicizia, il dirigente deve far sì che le risorse collaborino amichevolmente, senza dilungarsi certamente nella dilezione dell’amicizia, ma inneggiando ad essa come ad un'arte che taluni spiriti più sensibili sono in grado di esercitare, colorando di esclusivismo il contesto a cui sono stati convocati ad appartenere.
Il sapiente può godere di ricordi piacevoli, di stati d’animo collezionati e accantonati, di traguardi raggiunti, di onoreficenze e riconoscimenti. Le cariche leader del processo saranno appagabili in pieno ed il sistema è dichiarabile autonomo ed auto alimentante, sino al successivo pit stop.
I TRE FATTORI DI INSIDIA
Si veda come non si ometta alcun aiuto concreto alla vita (in questo caso l’occupazione lavorativa) per raggiungere l’obiettivo che ci si è proposto, o, inconsapevolmente constante nel bene sommo.
Epicuro, additato come schiavo dei piaceri, riesce a soggiogarli attraverso la sapienza e a giungere alla gioia di vivere vivendo secondo dignità e giustizia. Né uno stato in preda ai disordini può ritenersi felice, né uno spirito tumultuoso o una casa e né tantomeno un’azienda. Virtù, sono queste, che eludono nella nostra mente il pensiero della morte, la brama di denaro e la solitudine. Tutte le attività menzionate in questo brano esaltano quanto sia certo il non incappare in queste 3 insidie umane all’interno del sistema produttivo toyotista.
Ecco che balugina un tentativo di decodificazione del sistema perché sia questo esportabile altrove ed in altri svariati contesti. Il sistema produttivo così concepito è ripristinabile ovunque a patto che se ne mantengano saldi alcuni baluardi come ad esempio l’estromissione delle 3 insidie.
Responsabiità e fiducia hanno giocato la funzione di eclissare la bramosia di denaro, in altri contesti altamente incentivante, la comunicazione e la collaborazione hanno fatto sì che mai nei dipendenti fosse manifesto il senso di solitudiine. Quanto al pensiero della morte hanno concorso fondamentalmente il costante impegno e la dedizione nel proprio operato della risorsa attraverso standardizzazione e revisione.

Saggio economico - filosofico finalista al Concorso Internazionale d'Arte e Cultura "Giuseppe Gioachino Belli"
XXI Edizione, anno 2009

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