

OMEOPATIA MUSICALE
di MusicAttiva
La teoria di Sacks e l'Adagio di Barber

Umberto Boccioni, Il lutto
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Strani effetti combina la musica sulla mente e sul corpo, spesso in modo inatteso. Le vibrazioni lambiscono la pelle, toccano le terminazioni nervose si diffondono percorrendo le ossa. Non è neppure indispensabile conoscere forme, stili, compositori: l'alchimia sorge a sorpresa. Un miracolo.
Lo studio di Oliver Sacks sulle risposte a gravi dispiaceri è sperimentale, spingendosi a cercare nessi con atteggiamenti anodini inattesi, subiti con fastidio. Il neurologo riferisce le vicende del filosofo inglese John Stuart Mill e dello scrittore americano William Styron, e poi analizza le personali esperienze, tentando una teorizzazione del fenomeno. Già la stessa origine di una musicoterapia sistematica si deve alla cura dei veterani di guerra, nel 1944, alla Michigan State University, anche se lo sviluppo dei programmi avrebbe trovato in seguito il massimo impiego per lenire istantaneamente - ma purtroppo transitoriamente - i disturbi del parkinson e delle sindromi postencefalitiche, quasi come un'impalpabile dopamina.
Sacks registrò in sé un blocco del sentimento, una paralisi dello spirito, all'indomani di un lutto importante. Dopo qualche tempo con stupore si trovò commosso all'ascolto delle Lamentazioni di Geremia di Zelenka, un musicista polacco secentesco. Ma quelle lacrime si rivelarono un sollievo temporaneo, come lo era stato il cordoglio di parenti ed amici.
Più tardi fu Schubert, ascoltato per caso, a penetrare quelle difese erette inconsciamente per «congelare il dolore». Ma gli anticorpi della mente si rivelarono assai resistenti, tanto da rifiutare, opponendovi una specie di sordità elettiva, qualsiasi produzione, percependola come sgradevole, fredda, piatta. Dunque, mentre Edward Morgan Forster nega il potere terapeutico della musica, se non sorretto da condizioni misteriose, Sacks trae conclusioni positive dalla sua ricerca: solo una mimesi della sofferenza e della morte riesce a disciogliere le emozioni compresse e consentir loro di rifluire rianimando il depresso. Composizioni concepite per le esequie o la memoria del defunto procurano una risoluzione dei sintomi in chi dovrà adattarsi alla scomparsa della persona cara per riprendere la propria vita.
La lezione del medico di Risvegli mi ha permesso - casualmente, e senza averne la specifica competenza - di recare un piccolo aiuto ad una creatura che sopportava la recente perdita della giovane mamma con un contegno apparentemente indifferente. Al pianto rovinoso per l'Adagio di Samuel Barber, la sfortunata ha contrapposto, dopo aver slatentizzato i reali suoi pensieri, una recuperata serenità.
Solo la musica può offrire tregua all'afflizione, perché arriva alle corde intime senza mediazioni, le sollecita per risonanza simpatica. Nato come secondo tempo del Quartetto per archi op. 11, l'Adagio in si minore divenne un Agnus Dei, assurto a composizione sacra, più volte scelto per commentare avvenimenti tragici e funerali illustri di statisti, principi e scienziati circondati dalla costernazione dell'intera società umana.
Un viluppo spiraliforme, una progressione ascendente che pare non aver fine,
sorge con esasperata lentezza da un accordo prolungato estatico. Nel tempo disteso che mima un'interiore rovello, il soggetto raggiunge un consolante Do diesis maggiore poco prima appena sospettato.
Una breve sosta è superata da un riavvio del climax continuo nel registro dei violoncelli. Il nuovo approdo in Fa maggiore accoglie la ripresa che riaffermando il Do diesis maggiore si protende infervorandosi sino alla cadenza sospesa, imitata al basso; si dilata, s'arresta, riparte, dopo accordi pieni. Deciso, tragico, il tema si allarga, insiste su un Fa, che diviene la fondamentale conclusiva, spenta dall'energia della terza. L'arrivo della tonica ci è precluso.
Gli accenti continuamente sospinti, il contrappunto impiegato come condivisione di dolore tra le voci, i momenti di meditazione, accolgono la disperazione senza bisogno di cromatismi e dissonanze inquetanti, e pietosamente l'accompagnano verso una sostenibile malinconia, preludio di addii riconcilianti.


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