LAUDATE

di Franco Radicchia

Testimonianze musicali nel francescanesimo





 

La costante presenza della memoria del Cantico delle Creature ha orientato certe riflessioni che da tempo si stanno perpetrando in relazione agli inizi e allo svilupparsi del volgare italiano. S. Francesco lo chiamava il Cantico di Frate Sole ed è ancora oggi, a distanza di secoli, la sua preghiera più celebre. Una preghiera di ringraziamento che coinvolge tutto il creato perché Francesco sente di aver ricevuto tutto da Dio e “tutto quello che Egli ha creato è buono”. Si sente il cammino di un pellegrino che ha per compagnia tutte le creature. Leggendo il Cantico, possiamo pensare che esso sia stato scritto in un periodo felice della vita di Francesco in armonia con la bellezza del paesaggio umbro. Invece il Santo riesce a trovare questi felici spunti quando era ormai alla fine della sua vita terrena, immerso nella sofferenza praticamente cieco e dolorante in tutto il corpo. Una mattina chiama a raccolta i suoi frati e, pieno di gioia, detta loro il nuovo inno. Tre dei suoi compagni, testimoni diretti dell’episodio, ricordano che, quando il male si faceva sempre più forte, egli faceva cantare il Cantico di Frate Sole “per dimenticare l’acerbità dei dolori e dei mali, rivolgendo la mente alle lodi di Dio. E così fece fino al giorno della morte”.

La visione positiva della natura deriva dalla convinzione che in essa si riflette l’immagine del Creatore: nel cantico nulla viene lodato che sia frutto del lavoro, dell’intelligenza dell’uomo. C’è la volontà di lodare il mondo in quanto immagine di Dio; in questa prospettiva il mondo artificiale creato dall’uomo perde inevitabilmente importanza e passa in secondo piano. Non esiste una melodia originaria a noi tramandata del Cantico anche se nelle fonti dell’epoca il testo è corredato anche di un tetragramma; forse veniva usata una prassi di forma salmodica oppure spunti melodici usati per altri testi. Qualcuno afferma che, per cantare la preghiera, veniva preso come base l’Exsultet, l’antico Preconio pasquale.

Dopo l’anno Mille si sviluppa un nuovo fervore mistico che si decanta fino alla squisita umanità di S. Francesco anche attraverso la forma poetico-musicale della lauda. Il fenomeno della lauda è analogo a quello spagnolo delle Cantigas de Santa Maria di Alfonso X El Sabio e al francese di Les miracles de Notre Dame Gautier de Coinci. Ciò che maggiormente lega i tre fenomeni espressivi poetico-musicali, tutti con finalità paraliturgiche, è la presenza della Vergine, che nel Laudario di Cortona offre il tema alle prime sedici laudi. Il laudario cortonese è più vicino all’espressione musicale liturgica dell’epoca, più propriamente a quella francescana, al punto che in qualche caso viene da chiedersi se il francescano Giuliano da Spira dipenda dal Laudario o se piuttosto non sia questo a dipendere da Giuliano.

Il Laudario di Cortona è da ritenersi il più importante documento per la lauda in volgare del sec. XIII. Con le sue quarantasette laudi, tutte con la musica ad eccezione della quinta, si può dedurre quale tipo di musica si praticasse a Cortona tra la fine del sec. XII e la metà del sec. XIII. Siamo di fronte al primo documento noto di volgare italiano posto in musica, di un italiano che si innesta in quel tipo di melopea francescana probabilmente già presente creando sorprendenti contra factum (testo inserito in una melodia già preesistente).
    
Le strutture delle laudi, spesso sono in forma innodica e responsoriale; i testi ci riportano una struttura sociale che si sta evolvendo verso i Comuni e dove la cosa pubblica diventa amministrata per delega. La società non sarà più divisa per classi ma in categorie, secondo del mezzo che viene eletto per raggiungere il fine. Vi è il fervore di vivere al di fuori della costrizione, ma entro un ordine razionale di legame gerarchico. Ne riscontriamo una testimonianza nella lauda XXXVIII Sia Laudato San Francesco:

Li povari frati minori
De Cristo son seguitatori;
de la gente son Dottori
predicando senza errore.

L’altre sono le preziose
Margarite graziose,
vergini donne renchiuse
per amor del Salvatore.

E li frati continenti,
coniugati, penitenti,
stando al mondo santamente
per servire al Creatore.

Un esempio meraviglioso di equilibrio e di organizzazione sociale nell’alveo francescano. Nella lauda XXXVII Laudar vollio per amore, sempre in onore a S. Francesco, si presenta una visione più imperfetta e esclusiva di vita sociale. Nella IV strofa:

Tre ordini plantasti;
li minori prima vocasti,
e puoi li donni reserasti,
li continenti a perfezione.

Troviamo perfetta assonanza in un’antifona dell’Ufficio Ritmico d P. Giuliano da Spira in onore dello stesso Santo

Tres ordines sic ordinat;
primunque Fratrum nomina
minorum pauperumque
fit dominarum medius,
sed poenitentum tertius
sexum capit utrumque


Olio su tavola di Francesco Laguardia