IL GRANDE COMANDAMENTO

di Carola De Leonardis

Riflessioni su una pagina evangelica

 

Olio su tavola di Francesco Laguardia



 

Quando hai un pensiero che ti attanaglia, o forse è meglio dire una tranquillità minata da una serie di pensieri, che vorticano  magari intorno a dilemmi esistenziali, sembra che ogni accadimento di cui ti capita di sapere parli di te. Sembra che parli di te l’antroposofia della scuola di Rudolf Steiner, il film appena visto, il Vangelo della domenica, l’inquietante vicenda di un amico di famiglia… I temi trattati ovviamente sono sempre i soliti, ormai banali, l’abbandono, la riscoperta di se stessi, la relazione con il prossimo.

Davanti ad un solenne momento come può esserlo quello dell’omelia in chiesa, io mi sono sentita ancora una volte sotto l’occhio di bue, chiamata  in causa, chiamata ad alzarmi e dire: in realtà credo… Ma probabilmente se mi sottoponessero ad una perizia di psicologia forense verrebbe fuori che sono iperlucida, nonché ipercritica per deliberare oculatamente. Poiché è questo che sospetto di me, ovvero una patina di follia sulla mia percezione, mi astengo da qualsiasi confronto.

Il Vangelo di domenica:
Gesù protagonista di una corte forense.
Gli viene chiesto:
«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»
e Gesù risponde:
«Amerai il signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta la tua mente con tutta la tua anima, questo è il primo e grande comandamento, il secondo è simile:
Amerai il tuo prossimo come te stesso»

Vado sempre a messa, ma questo tratto mi era sempre passato inosservato. Penso che in esso sia racchiusa l’unica grande verità  sui temi "fede" e "Dio". Amare Dio con Mente Anima e Cuore, amare dunque con la parte più intima di noi stessi, con l’essenza della nostra persona, con l’effluvio del nostro spirito… qualcosa che riesce ad esalare da noi e riusciamo a percepire solo noi. È questo qualcosa che ci mette dunque in contatto con Dio.

Poi nel secondo comandamento ci viene detto di amare il prossimo come noi stessi, ma la condizione umana non può contemplare amore al di fuori  della sua portata. Amare con mente anima e cuore è il non plus ultra dell’accezione amore per un uomo, il che indica che Dio è necessariamente dentro di noi, e che il prossimo ne è un surrogato, quello che noi operiamo sul prossimo è un allenamento, nel tentativo di perfezionare quell’amore che vorremo devolvere a noi stessi.

Il culmine dell’amore che riusciamo a provare per noi stessi è l’attenzione che riusciamo a dedicarci attraverso la mente, il cuore e l’anima. Quindi il segreto di tutto è amarsi, amarsi non più di quanto si ami gli altri ma in particolare prendersi cura di questa essenza di noi, discernita in mente anima e cuore. Ascoltare cosa, Dio, il nostro Dio, desidera per star bene, ascoltarci davvero, cercare Dio negli altri, o meglio il vero che c’è in chi ci circonda. Allo stesso modo prendersi cura di chi ci sta intorno, perché oltre, la nostra condizione non ammette. Se non quello che nutre per la sua essenza, Mente, Anima, Cuore.