CAROLA DILETTA

di Linda Trabucco

Ricordo dolente ed orgoglioso di mia nipote

     Fotografia di Giulio Cavallucci, luglio 2007






Questo scritto viene dal pianto. La determinazione di una dedica alla mia giovane nipote speciale, la scelta di ripercorrere i suoi lavori d'arte per pubblicarli, mi strazia profondamente in ogni minuto della mia elaborazione, ma la vivo come un dovere.

Carola non ha visto l'ultima alba torrida di questa interminabile estate. Immersa nel suo compito d'ingegnere sino alla fine, presa dalle decine di tele freneticamente abbozzate nella notte, è svaporata, così, progressivamente, senza rimedio, portando con sé un mistero.

Del resto manifestava un'anima tanto straripante, incontenibile, da trovare nell'involucro corpo uno strumento assolutamente limitato. Grazioso, minuto, pur allenato dagli innumerevoli sport praticati, non bastava al desiderio di esperienze ed espressione.

In ventotto anni Carola aveva girato il mondo come nessuno, concedendosi voli economici, ben selezionati su Internet, come premio liberatorio dopo le fatiche universitarie affrontate come una sfida. Non c'era un solo docente dell'ateneo bolognese che non rimarcasse la sua intrusione in un universo esclusivamente maschile. L'ingegneria meccanica era una passione accompagnata da un'abilità sicuramente superiore a quella di tanti colleghi del sesso forte tiepidamente coinvolti. Non temeva, Carola, di rispondere esponendo circostanziatamente le sue ragioni al professore che osservava per l'ennesima banalissima volta come quella carriera non fosse roba da signorine.

Non temeva niente e nessuno, Carola. Era gioia, freschezza, festa, cuore, affetto. Ridendo irrompeva con motti stravaganti nei discorsi dei cugini amati, e suscitava un divertimento, atteso, che non l'offendeva mai. Figlia unica di Cesira, cognata che avrei voluta come sorella, e di Paolo De Leonardis, collaboratore di Sull'aria per la Fisica, sentiva i ragazzi della famiglia materna quasi come fratelli. Ora a Giulio, Paola, Camilla, Mariangela, Giovanni, rovinati dal dolore, non resta che l'artificio di fingersi Carola lontana, ma tuttora raggiungibile, a Bellaria, all'Istituto Giordano dov'era stata assunta un anno fa, o negli USA, oppure in Cina, inviata ad omologare i motori orientali. Ma i colleghi piangono la sua quotidiana, tangibile assenza, come resta inconsolabile il suo samaritano innamorato che l'ha vista sparire poco a poco, meteora benefica, vento effimero di gaiezza.

I talenti di Carola erano copiosi, debordanti. Soffriva quando non riusciva a tener dietro a quell'urgenza creativa che l'ha bruciata. Le potenzialità l'hanno consumata, il suo particolare tempo condensato, estremamente sintetico, le ha tolto ogni prospettiva. Carola ha assecondato la facondia grafica innata seguendo corsi di pittura e sottoponendosi ad esercizio rigorosissimo che l'ha messa presto in grado di esporre in antologiche e stupire giurie di concorsi. Pure l'ansia di divorare letture d'ogni tempo e stile l'ha condotta a provarsi come scrittrice di racconti vivaci, segnalandola nelle competizioni nazionali. Disinvolta, teneva contatti con romanzieri e giornalisti importanti.

Il rimpianto di non spendersi abbastanza investiva persino la musica, cui si era accostata relativamente tardi. Le circostanze dell'inedito fervore stavano nella folgorazione di una Traviata udita e vista con le lacrime agli occhi al Regio di Parma, e - parrà un controsenso - nella scoperta di un'applicazione per comporre a tracce. Era questa nel computer Mac uguale al mio, tornato a Spoltore come scrigno zeppo di tesori, comperato per condividere gli entusiasmi con una zia tecnologica ed artista con cui s'intendeva alla perfezione. Non abbiamo mai attuato quanto ci eravamo ripromesse: il palco alla Scala di Milano, concerti da camera, ma pure eventi jazz e rock. Ci caricavamo, noi persone curiose, coltivando il progetto di mutui travasi di esaltazione.

Carola era stata per le mie produzioni un'agente nata, formidabile. Incostante, tuttavia, per i viaggi, i masters che collezionava alacremente, le attività sempre nuove. Si doleva di non essere ubiqua, forse di non saper volare, di non farcela nel continuare a finanziare un'amica in difficoltà. O anche di non poter coccolare tutti gli animali, sfamare ogni bambino deprivato, guarire tutti i malati del mondo, di non poter arrestare le guerre, i patimenti, le nefandezze, le mostruosità.

Questa società truffaldina la scandalizzava, il Male l'attanagliava nell'impotenza, lei colma di volontà, doni, energie. Nella sostanza di puro spirito conquistata a prezzo di una defezione inspiegabile, la nostra creatura forse solo adesso può ciò che le era interdetto, travolge l'inadeguatezza, valica la vile materia.

Se mi sforzo di rasserenare il pensiero martellante, di sentirla nei ricordi, nei quadri appesi dappertutto, se la fede mi aiuta a valutare la preziosità del suo lascito amoroso e fine, Carola sarà ancora, e ancor più, colore e luce di un futuro per ora vacuo.